Merrie Land, nuovo album dei The Good, the Bad and the Queen

“Eravamo quattro amici al bar e abbiamo deciso di metter su un gruppo; veniamo da esperienze molto diverse, ma in comune abbiamo l’essere delle icone che hanno scritto una parte significativa della musica made in UK e abbiamo voglia di scriverne altra, magari dando priorità alla nostra terra e a quello che sta accadendo al suo interno.”

Così parlava tempo fa Damon Albarn, quando gli chiesero informazioni sul nuovo progetto che stava portando avanti. Ebbene, dopo i Blur, icona della Cool Britannia e fautori del britpop dei 90’s, e i Gorillaz, band virtuale di cui Damon è l’unico componente reale fisso, non poteva non mancare nel curriculum musicale del 50enne londinese l’esperienza in un supergruppo.

Difatti, i The Good, the Bad and the Queen, il cui nome deriva da un modo di dire proprio della City londinese, sono l’ultimo grande supergruppo britannico, formato da vere e proprio icone della musica della terra d’Albione.

Innazitutto, al basso c’è Paul Simonon, alias la pistola di Brixton e anch’egli londinese doc,  ex componente dei leggendari Clash, che ha collaborato in passato anche alla produzione e allo stile dei Gorillaz.

Alla chitarra troviamo Simon Tong,che viene dal Lancashire, ex membro dei Verve, anch’essi importantissimi nei 90’s per le loro vibrazioni britpop e le melodie tipicamente inglesi. Alla batteria troviamo Tony Allen, batterista nigeriano di stampo funk e afrobeat che ha avuto notevoli collaborazioni in passato, in primis col grande Fela Kuti, oltre a Manu Dibango e Sebastièn Tellier. Infine, come detto, c’è il poliedrico Damon Albarn, che oltre alla voce contribuisce con pianoforte e tastiere.

Ebbene, 11 anni dopo l’entusiasmante album di debutto, dal titolo omonimo del gruppo, i the Good, the Bad and the Queen sono ritornati alla grande questo inverno con la loro seconda creazione in studio, dal titolo Merrie Land.

Le ragioni di questo nome son da ricercare in un altro modo da dire tipicamente british, ovvero la definizione di Merry land (terra felice) della Gran Bretagna e in particolare dell’Inghilterra in età vittoriana.

Detto ciò, il focus di questo secondo nuovo lavoro non può che essere l’Inghilterra odierna, attuale, e la sua incertezza socioeconomica e non solo, frutto dei rimasugli della crisi e dell’apocalittico scenario post Brexit che si fa sempre più vicino. Dal debutto del 2007 è quindi inevitabilmente mutato molto, ma nella band (per fortuna) la magia non è sfiorita affatto.

Sì, perché “Merrie Land” non sfigura al cospetto del suo predecessore che, va detto, è davvero un gran bel disco. La Brexit ha scosso le fondamenta del popolo britannico, ne ha minato le certezze della società dividendola in due.

I The Good the Bad & the Queen cantano e quasi vogliono impersonificare sgomento. Non è tempo di urlare, matempo di comprendere. E andare avanti, e la copertina in bianco e nero è chiaro sintomo di questo stato d’animo.

La traccia che dà il nome all’album, scritta proprio durante le votazioni sul referendum antieuropeista, è un piccolo inno d’amore per il proprio paese con tutti i suoi difetti, ricordando in questo l’album Parklife di Damon e dei suoi Blur che ha fatto storia a riguardo.

A differenza del primo album, dove permane un certo tono allegro e solare, nel secondo permane sempre un certo senso di angoscia e sgomento, con canzoni triste e malinconiche come la ritmata Nineteen Seventeen o Poisoon Tree, dove Tony Allen dimostra che i suoi 78 anni valgono solo sulla carta d’identità.

Lady Boston è un piccolo capolavoro, una ballata melodica da ascoltare insieme a chi più si ha a cuore, mentre Ribbons è un richiamo ai ritmi di basso di Combat Rock che Paul Simonon sembra rimpiangere.

Senza dimenticare la classe cristallina di Simon Tong in The Truce of Twilight. Insomma, le 11 corpose tracce di Merrie Land ne fanno un disco solido,adulto, importante e inglese fino al midollo, sia per le tematiche affrontate che per il sound che tanto richiama quei sobborghi di Londra, fondamentali nelle carriere di ognuno dei quattro membri di questo eccezionale supergruppo.

Ma è anche un disco non per la massa, intelligente, perfetta colonna sonora di una serata autunnale sul lungomare di una qualsiasi cittadina dell’Inghilterra del Nord, roccaforte dei Brexiteers che si affacciano ad un freddo, triste, ma meraviglioso oceano.

Ps: Inoltre, da grande appassionato, sarò presente all’unica data italiana della loro prossima tournèè: 20 luglio 2019 a Lucca.

Aspettavi anche il report del loro concerto, non vedo l’ora di esserci ed incontrare Paul Simonon sarà come andare in pellegrinaggio!

Il vostro Kun Dellis

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