Chris Cornell, grazie.

A circa un anno e mezzo dalla sua morte, fa ancora male. Chris, scomparso prematuramente e in circostanze drammatiche, è stata una delle voci più importanti degli ultimi decenni della scena grunge e alt-rock.

Voce tagliente, furiosa, malinconica, capace di torturarti e di darti sollievo allo stesso tempo, di caricarti come una bomba ad orologeria e di strapparti le lacrime dagli occhi a morsi. Chris è stata la voce di chi aveva la guerra in testa e di chi cercava la pace nel cuore. E’ stata anche la mia voce quando la rabbia e il dolore, da ragazzo, te le tenevi un po’ troppo dentro.

Mentre scrivo questo articolo mi vengono i brividi perché sto riascoltando l’album commemorativo che la moglie di Chris ha deciso di curare per celebrarne la discografia e del quale ho deciso di scrivere oggi. Una raccolta di successi che ripercorrono la sua carriera artistica, da i Soundgarden agli Audioslave passando per celebri collaborazioni a brani da solista. Un’opera postuma che racchiude l’essenza musicale di Chris e che ne mette in risalto le qualità (soprattutto la versatilità) senza snaturare mai quello che è il suo timbro (unico).

I cd (4 in tutto) vanno a ricoprire cronologicamente varie fasi della carriera: nei primi 2 ritroviamo brani come “Haunted Down” estratto dall’Ep d’esordio con i Soundgarden “Screaming Life”, un paio di brani con la parentesi “Temple Of The Dog” per poi arrivare a successi più noti come “Black Hole Sun” (sempre con i Soundgarden). Sono presenti anche alcuni brani con gli Audioslave (la sua band più recente) come “Like a Stone”, “Cochise” e “Be Yourself” (dove possiamo apprezzare anche il genio artistico di Tom Morello). Sul finire del secondo cd abbiamo una manciata di pezzi da solista, inediti e cover come una completamente rivisitata “Billie Jean” e una discutibile “Part of me” (in collaborazione con Steve Aoki).

Nel terzo e nel quarto sono presenti una serie di collaborazioni, nonché altri brani da solista e, soprattutto, live performance pazzesche; partendo da una “Into The Void” (eseguita con  gli stessi Black Sabbath) fino ad arrivare a vere proprie chicche dove la voce di Chris viene valorizzata per la sue doti camaleontiche reinterpretando pezzi del calibro di ”Imagine”, “Nothing Compares 2 U” o “Whole Lotta Love”. Insomma, è un Chris Cornell a 360 gradi quello che ci viene mostrato.

Ho avuto modo di ascoltare anche “When Bad Does Good”, la canzone premonitrice di quel maledetto suicidio. Semplicemente struggente.

Voglio lasciarvi qui sotto l’ultimo pezzo presente nel quarto cd. Una live performance di “Thank You”, una cover dei Led Zeppelin. Mi piace pensare che sia stata inserita alla fine proprio come ringraziamento a Chris, per tutte le emozioni che ci ha regalato.

Io l’ho ringraziato all’inizio e lo ringrazio ora così e, ne approfitto per ringraziare chi ci legge e ci segue.

Thanks!

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